Le origini della città di San Marco in Lamis sono strettamente collegate alla storia del Convento di San Matteo, già monastero di S. Giovanni in Lamis. La città (il casale) risale con molta probabilità al X-XI sec. ad opera di pastori che erano riusciti a trovare rifugio tra le paludi (lamae) della zona per sfuggire alle incursioni dei saraceni. Il passaggio dei pellegrini longobardi, che si recavano lungo la “via sacra” al santuario di San Michele in Monte S. Angelo, ha lasciato nel luogo tracce e presenze, anche linguistiche, che si sono mantenute nei secoli successivi facendo incrementare la popolazione sammarchese. Fin qui la tradizione, ma le origini documentate risalgono al sec. XI e il nome di San Marco de Lama compare per la prima volta in un diploma del 1095 emanato dal normanno conte Enrico. Vive i suoi primi secoli all’ombra del monastero di San Giovanni in Lamis, di cui è dipendenza feudale, e comincia ad avere una vita più autonoma solo a partire dal 1578, allorché la sede della badia con tutti i suoi diritti viene trasferita dal monastero al casale, nel palazzo badiale (il trono), dove oggi ha sede il Comune. Nel Settecento si assiste ad un rapido e prodigioso sviluppo demografico ed edilizio che determina la trasformazione del casale tanto da essere proclamata città con regio diploma nel 1793. Nell’Ottocento sono da ricordare la presenza di un’attiva “vendita” carbonara, le lotte contadine per il possesso della terra, le complesse vicende del plebiscito unitario del 1860, il fenomeno del brigantaggio e le epidemie di colera del 1837, 1865, 1886: in quest’ ultima occasione alla locale Associazione della Croce Rossa fu conferita la Medaglia d’oro da parte dell’allora Ministro dell’Interno Francesco Crispi. Il primo Novecento vede un ulteriore aumento della popolazione, un continuo sviluppo dell’agricoltura e dell’artigianato che si fa apprezzare per le raffinate lavorazioni in ferro, in legno e in oro. Attualmente assistiamo ad un’inversione di tendenza: il decremento demografico è correlato allo spopolamento delle campagne, all’abbandono delle attività artigianali, al fenomeno migratorio. Segnali positivi di ripresa si possono tuttavia intravedere nelle iniziative culturali e nello sviluppo del turismo, soprattutto religioso.

MONUMENTI

Sotto il profilo storico-artistico è da ricordare il quartiere detto “la Palude o Padula”, che costituisce il primo nucleo abitativo di San Marco in Lamis: è una denominazione di antica origine che richiama le caratteristiche primitive del luogo in cui sorse la città, disseminato appunto di paludi o lame. Altro quartiere antico della città è quello inteso come “Lu Casalotte”, che conserva tracce di una piccola chiesa. Entrambi i quartieri hanno una particolare conformazione di edilizia popolare arrivata ai nostri giorni col nome di mugnali, ovvero scale esterne di accesso alle abitazioni, di varia altezza, terminanti con un piccolo ballatoio.
Degno di nota è il Palazzo Badiale, un tempo sede della badia, oggi Municipio. Risalente al XV-XVI sec. si presentava come un imponente complesso comprendente anche il carcere con la torre e una cappella dedicata a S. Rocco. Nel tempo ha subito vari rimaneggiamenti, soprattutto dopo il cambiamento di sede della badia.
La frazione di Borgo Celano, comprendente circa una sessantina di famiglie, sorge a 2 km. da San Marco, adagiato sulle falde sud-orientali di monte Celano a 630 m s.l.m. Sorse circa un secolo fa, per offrire un luogo di sosta e di riparo ai pellegrini del Santuario di San Matteo e per questo ebbe il nome di Villaggio San Matteo. Attualmente Borgo Celano, noto anche col nome di San Marcuccio, si fa apprezzare come una pregevole stazione climatica, molto frequentata nel periodo estivo dagli abitanti del Tavoliere. E’ facilmente raggiungibile da Borgo Celano il centro di San Giovanni Rotondo, sede della celebre chiesa di Padre Pio (San Pio da Pietralcina).
La Chiesa Madre o Collegiata, dedicata alla SS. Annunziata, risalirebbe alla prima metà del secolo XI. Rifatta dalle fondamenta intorno al 1860 e restaurata nel 1952, è stata nuovamente danneggiata da un violento terremoto nel 1975. Vi ebbe sede il Capitolo Collegiale. La chiesa conserva una croce d’argento attribuita alla scuola di Nicola di Guardiagrele. Fu la prima parrocchia di San Marco.
La Chiesa di Sant’Antonio Abate probabilmente risale al XIII-XIV sec. ma si ignora la data esatta di fondazione e il nome del fondatore. Divenne parrocchia succursale della Collegiata nel 1722 grazie all’intervento dell’abate commendatario cardinale Francesco del Giudice.
La Chiesa di S. Bernardino è anch’essa di antica origine, ma è parrocchia solo dal 1804. La nuova chiesa, realizzata su progetto dell’architetto Gelindo Giacomelli di Verona, è stata inaugurata nel settembre del 1973. Nel 1717 il canonico sammarchese don Costantino Iannacone fondò la Chiesa dell’Addolorata, a due navate, per diffondere il culto della Vergine dei Sette Dolori. Dal 1938 è parrocchia.
La Chiesa delle Grazie, a croce latina, è propriamente dedicata a Maria SS. Del Rosario e a Cristo Redentore. E’ ritenuta la più antica della città ed è stata quasi completamente rifatta verso la fine del XIX sec. e riconsacrata da Mons. Fortunato Maria Farina nel 1936. Qui ebbe sede l’antico cimitero della città, chiuso in occasione del colera del 1837 e abbattuto definitivamente nel 1909.
La Chiesa di S. Giuseppe, fondata nel 1714 dal canonico don Giuseppe de Vita, è stata eretta a parrocchia nel 1947 da Mons. Farina. In essa si conservano alcune opere di artisti sammarchesi, come il quadro a olio su tela raffigurante l’Angelo Custode, dipinto nel 1885 da Giovanni Cera e le 14 stazioni della Via Crucis, dipinte nel 1834 da Angelo Maria Villani.
Nel 1757 Berardino Sassano fonda la Chiesa di Santa Chiara, ma restaurata e riconsacrata nel 1898 da Mons. Carlo Mola, cambia anche l’intitolazione, ora dedicata al Sacro Cuore di Gesù. La Chiesa del Trionfo del Purgatorio è della prima metà del Seicento, eretta dal sacerdote don Angelo Pupillo, fondatore anche della confraternita delle Anime del Purgatorio.

IL BRIGANTAGGIO

Il Gargano e la Capitanata, all’indomani dell’unificazione vennero a trovarsi in una drammatica situazione sociale e politica che sfociò nel cruento fenomeno del brigantaggio. La dominazione borbonica aveva lasciato segni profondi nelle masse popolari, per secoli abbruttite dalla miseria, dall’ignoranza ed estranea alla circolazione delle idee e delle merci per mancanza di strade, costantemente delusa nella speranza di poter migliorare la propria misera condizione dalle fallite occupazioni delle terre demaniali che finivano puntualmente nelle mani di usurpatori locali: un diffuso malessere serpeggiava nelle popolazioni che da indifferenti divennero “avverse” al Regno d’Italia e alla Casa Savoia.
E’ in un quadro del genere che veniva ad impiantarsi la nuova classe dirigente con la sua incapacità nell’affrontare problemi antichi e nuovi. Le reazioni non tardarono a farsi sentire: già nel giorno della votazione plebiscitaria del 21 ottobre 1860 per l’unificazione d’Italia, nelle città di San Giovanni Rotondo, San Marco in Lamis, Castelfranco, Accadia e Cagnano Varano scoppiarono violente manifestazioni reazionarie che costarono la vita ad inermi cittadini, mentre negli altri paesi della provincia non mancarono voci di protesta.
Una pericolosa miscela di elementi eterogenei coinvolgeva la gran parte della popolazione, efficacemente supportata dall’azione della chiesa con il suo atteggiamento intransigente nei confronti dello stato italiano, metterà a dura prova il fragile nuovo governo con feroci contraccolpi sul rispetto della legalità e dell’ordine pubblico. Il controllo della situazione sfuggì di mano alle locali autorità ormai in balìa dei rivoltosi che al grido di “viva Francesco II e Pio IX” bruciavano le immagini di Vittorio Emanuele II e di Garibaldi e assalivano le case dei “galantuomini” a torto o a ragione sospettati di essere liberali.
Venne così il brigantaggio, ovvero bande di rivoltosi e malfattori che misero a ferro e fuoco intere regioni per circa un quinquennio, avvolgendo paesi e campagne in una fosca spirale di paure, sospetti, ricatti, furti, incendi, omicidi; nomi come Michele Caruso, Giovanni Fortunato, Giuseppe Schiavone, Angelo Maria Del Sambro, suscitavano terrore nella popolazione al solo nominarli. Altrettanto dura e aspra fu la repressione del brigantaggio fino a quando, il 1° Settembre 1864 non verrà comunicato al Ministero della Guerra la non necessaria esistenza del comando militare di Foggia, assorbito da quello di Bari, poiché il brigantaggio era stato ormai debellato.

IL CONVENTO DI SAN MATTEO APOSTOLO

Ai piedi del Celano, su una motta, si trova il Santuario-Convento di San Matteo, un tempo monastero di San Giovanni in Lamis. Poco si sa della sua nascita (probabilmente IX-X sec.) mentre l’età di costruzione è desumibile dall’ordinamento architettonico che ricalca la formula benedettina. Fu questo ordine che fece del centro religioso una potente abbazia. Esteriormente e strutturalmente il monastero conserva ancora la semplicità tipica delle fabbriche benedettine: un lungo corridoio lumeggiato da finestroni aperti sul chiostro introducono alla chiesa. Il chiostro, forse quadri porticato al tempo dei benedettini, fu riadattato dai francescani che vi eressero un pozzale a sostituzione del precedente impianto. La chiesa presenta una sola navata con volta a botte lunettata; le due pareti laterali ospitano nelle nicchie alcuni altari barocchi. Sull’altare maggiore, nell’edicola è posta la statua lignea di San Matteo, ritenuta dagli studiosi un Cristo benedicente contraffatto (XIII secolo). Le antiche stalle e gli antichi ovili ospitano oggi la Biblioteca del Convento, ricca di oltre 60.000 volumi: tra essi ricordiamo alcuni incunaboli, 150 cinquecentine e i fondi librari francescani. La Biblioteca contiene anche un antiquarium con reperti dauni e preistorici. Altri locali, ora in restauro, ospiteranno il Museo di Arte Sacra che si arricchirà delle molte collezioni di arredi, paramenti, ex-voto, etc., conservate dal Convento. Degno di attenzione è anche un presepio artistico curato nei minimi particolari.
Per la ricca storia religiosa e civile e per la sua struttura architettonica il Santuario è stato dichiarato negli anni scorsi monumento nazionale.

Altre chiese di San Marco in Lamis

Download pdf: La Chiesa della CollegiataLa Chiesa della Madonna Addolorata;  La Chiesa S. Maria delle Grazie; La Chiesa di Sant’ Antonio Abate;  La Chiesa di San Bernardino;  La Chiesa di San Giuseppe;  La Chiesa della B.M.V. Immacolata di Lourdes.

LE TRADIZIONI

Le”fracchie” di San Marco in Lamis

La processione delle Fracchie è una cerimonia religiosa pubblica appartenente al genere del ciclo pasquale ed avente funzione penitenziale e propiziatoria. Essa si snoda lungo un percorso che attraversa le strade principali del paese in un lungo fiume di fuochi divampanti che precede la processione della Madonna Addolorata.
Le fracchie sono delle grandi torce di dimensione diverse, a forma di cono, al cui interno contengono rami, sterpi, schegge di legno e frasche, tenute insieme da grossi cerchi di ferro. La fracchia è poi intrisa di pece e altre sostanze combustibili e viene bruciata dalla parte anteriore, quella più larga. Il trasporto, dato che a volte esse raggiungono un peso considerevole, viene effettuato con rudimentali carretti su cui si appoggiano longitudinalmente i grossi coni da incendiare, con un contrappeso sulla parte posteriore e trainate da funi o catene. La parte posteriore è completata da un palo che reca alla sua sommità una immagine della Madonna Addolorata e tutta la fracchia è poi agghindata con bandierine colorate. E’ caduta in disuso l’usanza di decorare i balconi delle case poste lungo il percorso della processione con lampioncini alla veneziana.
Secondo alcuni studiosi locali, le fracchie avrebbero assunto l’importanza e l’imponenza che hanno attualmente soltanto dopo la prima guerra mondiale. Più anticamente, invece, esse si sarebbero sviluppate nella prima metà del Settecento, periodo in cui viene fondata anche la confraternita della Chiesa dell’Addolorata. Secondo questa interpretazione, inizialmente le fracchie, di dimensioni molto più piccole e trasportate a mano a mo’ di torce, avrebbero avuto la funzione soltanto di illuminare la strada alla processione della Madonna che partiva dalla sua Chiesa posta fuori dell’abitato.
E’ dunque in questo secolo che si sviluppa fortemente la cerimonia delle fracchie: molto diffuso tra giovani e ragazzi è lo spirito di competizione che induce a mettere un grosso impegno per costruire le migliori fracchie possibili: non solo di forma perfettamente conica e spettacolarmente grandi, ma anche capaci di bruciare bene e a lungo.
Grande impulso alla celebrità della processione è stato dato dal Comune che distribuisce gratuitamente la legna occorrente e l’effetto di rimbalzo prodotto dai mass-media che ha valorizzato maggiormente agli occhi dei sammarchesi la cerimonia stessa, nonché la premiazione finale per la migliore fracchia realizzata.
La Puglia offre numerosi esempi di falò rituali in occasione di determinate feste, ma vi sono due esempi particolari che presentano molte analogie con le fracchie del Gargano. A Fara Filiorum Petri (Chieti), i falò di S. Antonio del 17 Gennaio hanno un nome simile, “Farchie”, e sono costituiti anch’essi da lunghe fasce di canne riempiti di paglia,fascine ed erba secca; vengono poi portati in processione a braccia, o su carretti, dagli abitanti delle varie contrade, ciascuna con la propria farchia, fino al piazzale della chiesa dove sono poi bruciati. Ad Agnone, in Molise, i falò che invece vengono accesi la notte di Natale, sono chiamati ‘ntuocce’ (torce) e come per la processione delle fracchie, anche qui il corteo si scioglie con l’assegnazione di un premio per la migliore esecuzione.
Infine va ricordato che in occasione della festa di San Michele, in tutto il Gargano si accendono fanoie, falò, con l’usanza rituale di saltarvi sopra: ciò avviene soprattutto a Monte Sant’Angelo e a San Marco in Lamis in occasione delle feste di San Giuseppe e dell’Annunziata.
Per quanto riguarda l’etimologia del termine “fracchia”, essa rimanda al latino “facula” (fiaccola), di cui la variante ricostruita “falcula”, ha dato l’abruzzese “farchia”, col significato di fiaccola di canne in riferimento all’uso rituale di intrecciare legna a mo’ di falò che si brucia la notte di Natale. Non vi è alcun dubbio che da quest’area abruzzese provenga il sammarchese “fracchia”.

La Città

San Marco in Lamis sorge al centro di una fertile conca (dal latino “lamis” = paludi), circondata da estesi pascoli e fitti boschi, poco distante da San Giovanni Rotondo. La città è considerata la porta del Parco Nazionale del Gargano e tappa obbligata per i pellegrini diretti alla Tomba di San Pio e alla Grotta dell’Arcangelo Michele.

La sua economia è legata prevalentemente all’agricoltura, alla zootecnia e al turismo religioso; l’espansione turistica della frazione di Borgo Celano, meta privilegiata per gli amanti dell’aria salubre e della vita a contatto con la natura, apporta ulteriore ricchezza al comune di San Marco in Lamis. In alcune vallate del vicinato, tuttavia, la pastorizia rappresenta ancora l’unico sostegno dei residenti. Da visitare il Santuario di Santa Maria di Stignano, il Santuario di San Matteo Apostolo e la suggestiva Grotta di Montenero, profonda un centinaio di metri.

Come raggiungere San Marco in Lamis

In autostrada:

Da Nord: A14, uscita San Severo, SS 272 per San Marco in Lamis

Da Ovest:A16, uscita Candela, SS 655 per Foggia e poi SS 89

Da Sud (Bari): A14, uscita San Severo, SS 272 per San Marco in Lamis

In treno:

Scalo di S. Severo Autobus Sita per San Marco in Lamis

Scalo di Foggia Autobus Sita per San Marco in Lamis

In aereo:  Aeroporti di Bari Foggia Pescara

NUMERI UTILI

SANITA’:
Ospedale: via XXIV Maggio, tel. 0882/815111

Pronto soccorso: via XXIV Maggio, tel. 0882 /834848- 815201

Guardia Medica: 0882/816000

ORDINE PUBBLICO:
Polizia municipale: p.zza Municipio, tel. 0882/833975
Carabinieri: p.zza S. Francesco, tel. 0882/833010

ARTE E CULTURA:
Biblioteca Comunale: v.le della Repubblica,tel. 0882/832417
Biblioteca Santuario San Matteo: c.so Santuario,tel.0882/831151

GENERICI:
Ufficio Postale: p.zza Europa, tel. 0882/834891
Municipio: p.zza Municipio, 6 tel. 0882/833983

TRASPORTI:
S.I.T.A.: tel. 0881/773117
Ferrovie del Gargano: tel. 0882/221415

Download pdf:

Antonio Salandra – Colera del 1886 in Capitanata

Breve Storia di San Marco in Lamis

Centenario di Borgo Celano 1908-2008

Gargano, Tavoliere e Capitanata. Dalla preistoria ad oggi.

I riti della Settimana Santa a San Marco in Lamis di Grazia Galante

La Settimana Santa a San Marco in Lamis

La via sacra dei longobardi

Le strade raccontano

Spigolando in Capitanata

SERMO DE SANCTI MARCI IN LAMIS, GARGANICAE URBIS IN REGIONE CAPITANATA ORIGINIBUS