Non c’è il software, non c’è la connessione e non c’è nemmeno il call center: a otto mesi dal trionfale annuncio, del certificato medico via Internet si sono perse le tracce.
Aveva promesso di snellire la burocrazia, togliendo di mezzo lungaggini e inutili scartoffie. Ma il ministro Renato Brunetta sembra proprio afflitto dal male che vuole sconfiggere: il fannullonismo. A otto mesi dalla riforma che porta il suo nome e introduce anche il certificato medico on line, tutto è fermo al punto di partenza. I medici che per legge devono mandare all’Inps via mail il vecchio foglio di carta con il bollino della malattia, non sanno come fare: manca il canale telematico, non c’è il software e non c’è nemmeno il call center; molte postazioni di guardia medica non hanno neppure la connessione.
Solo 200 camici bianchi hanno il pin, la chiave d’accesso al sistema, sui 180 mila che possono rilasciare il certificato. E sono in tutto 450 i certificati che fin qui hanno imboccato la via telematica. Un bottino magro se si pensa alla media annua di 50 milioni e a quei 3 milioni e mezzo di dipendenti pubblici che potrebbero averne bisogno.
Di rinvio in rinvio, l’ultima scadenza era fissata per il 19 luglio, ma due giorni prima un comunicato del ministero per la Pubblica amministrazione ferma i motori: “Non c’è alcuna proroga”, si è solo deciso, “di proseguire, per ragioni tecniche, con il periodo di collaudo”. Peccato, perché così si sta dicendo addio ai 500 milioni di risparmio legati all’abolizione della carta.
da l’espresso.it
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